Riflessioni

Tutto fa un po’ male

Io ho paura. Sempre avuta. Sono riuscita a capire che era effettivamente paura solo un paio di anni fa. Non saprei come altro definire quello che sento nei confronti della vita. Timore? Eccessiva riflessività? Incapacità d’azione? Ricordo notti insonni in cui riuscivo a pensare solo “non è colpa mia, sono solo spaventata da morire” o “non sono cattiva, ho solo tanta paura”. Paralizzata e assolutamente incapace di sbloccarmi. Sempre a giustificarmi, a nascondermi, a trovare delle scuse per non fare quello che volevo fare, per non dire quello che volevo dire. Fa ridere, perché quando mi si parla di paura penso ai bambini che hanno paura del buio, dell’uomo nero, del pupazzo strano, di qualche altra roba così. Penso agli zombie, al saltare da un aereo col paracadute, quel genere di cosa lì. Non penso a me stessa.
La mia è una paura diversa. Più subdola. Più cattiva e più astuta. Si nasconde e sbuca fuori quando è il momento di agire, di decidere, di fare qualsiasi cosa. Di entrare in un negozio, di chiedere informazioni, di prendere un treno, di menzionare qualcuno su tuitter, di rispondere a un messaggio, a volte, nei momenti peggiori, anche di guardare qualcuno negli occhi o di uscire di casa. Mi impedisce di crescere, mi impedisce di fare quello che voglio, mi impedisce di vivere come vorrei. Mi impedisce di rendere possibili cose belle, o perlomeno di provarci. Questa paura si accompagna spessissimo alla vergogna. Ecco, io mi sono un po’ rotta il cazzo di avere paura di vivere, di agire d’impulso, di fare quello che realmente voglio. Mi sono rotta il cazzo di vergognarmi di provare le cose, o di volerne altre, o di ammettere a me stessa che qualcosa mi rende felice. Questa lotta clandestina, questa guerra civile tra me e me stessa, tra quello che voglio e quello che non riesco a fare mi sta spossando. Questa vocina che continua a ripetermi di restare in controllo, di non concedere nulla al nemico, di non sperare in nulla, di essere sempre quella che in qualsiasi relazione interpersonale concede di meno (per non fornire punti deboli al nemico, you know, la gente fa schifo, sfrutta le tue debolezze, tu non gliene far vedere, chiuditi e rispondi come una merda se serve) mi sta carotando il cervello.
Ebbene sì, la vita fa paura. Ho 21 anni, non so cosa farò in futuro, sento mille pressioni su di me, dovrei essere adulta e sono la cosa più lontana da un essere umano adulto e responsabile a cui riesco a pensare, la gente fa schifo davvero, le persone mi useranno, non piacerò a tutti, è impossibile piacere a tutti, alcune cose andranno molto male, soffrirò moltissimo. É vero. Ma questo non può impedirmi di vivere. Io non voglio vergognarmi di provare emozioni fortissime per cose piccolissime, di sperare, di essere felice, di buttarmi col cuore in qualcosa anche se so già in partenza che andrà male, di crederci fortissimo, solo per vedere che succede a vivere davvero, per una volta; voglio fare delle stronzate colossali, non mi voglio vergognare del mio aver dato fiducia a gente che non lo meritava, di aver amato. Non mi voglio vergognare più. Non voglio più aver paura. Voglio urlare per strada, correre ubriaca, pulire camera sculettando con la finestra aperta, voglio pubblicare sui social quel cazzo che voglio senza preoccuparmi di cosa pensa la gente, pure quel selfie che non mi convince, beccatevelo, che me ne frega, pure quella foto su instagram che non c’entra nulla, a me piace, che mi importa. Voglio essere me stessa in tutto e per tutto, chiunque ci sia lì a guardare, senza riserve, senza “e se poi?”.

Farà male? Probabilmente. Ma tutto fa un po’ male.

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