Musica

Joanne – primo ascolto

Perché? Perché no.

Diamond Heart è quella canzone di Madonna con la camicia a quadri, le mani negli occhielli dei jeans e il cappello da cowboy. Però nel 2016. E con più pathos. Tutti sul toro meccanico!

A-YO è tutta una storia torbida di cowboy avversari che si sfidano alle gare quelle senza senso in cui un pugno di boni sudati e lerci tipo Scott Eastwood cavalcano vari animali pazzi dentro un’arena e certe volte ci rimangono secchi. Solo che sono tutte femmine e forse si menano per il puro piacere di farlo.

In Joanne una vecchia signora saggia con un cappello di cui nessuno conosce il passato prende possesso di una vecchia chitarra e canta disperatamente, inquadratura si allontana lentamente, forse nevica, è il 31 dicembre. Ho pianto.

John Wayne è un cacciatore di taglie. Un giorno arriva una tipa bionda. Si innamorano. Fuggono insieme su una decappottabile. Si danno a una vita di crimine. Tutto questo però nel 2016 quindi si incontrano tipo a una serata di musica elettronica, lei ha degli stivali blu metallico, decidono di scappare insieme la sera stessa. Forse prefe.

Dancin’ In Circles è la storia di una spogliarellista. Una di quelle che fa gli spettacoli privati nelle stanze tutte rosa. Balla al palo, lentamente. É magica. Fioccano i verdoni.

Perfect Illusion è già storia della musica quindi è inutile. Una donna cammina a grandi falcate lungo un marciapiede, è sera. Si è appena resa conto che la storia della sua vita non era la storia della sua vita. Shit happens.

Million Reasons è la canzone che parte quando in un film che fa piangerissimo probabilmente con Susan Sarandon della gente è morta, delle storie sono finite ma tutti si siedono attorno al camino e stanno lì a contemplare la vita che è difficile ma alla fine si ce la si fa. Insieme. E tu stai lì a guardare e pensi aaaah, che bel senso di conclusione e completezza che mi da questo film. É un album molto invernale questo. Buon Natale.

Sinner’s Prayer -> vecchio cantante country tutto rughe canta con amarezza del suo amore di gioventù. Quella biondina tutta pepe eheh. Se la vede ballare davanti nel vestitino a fiori e le cosce al vento. Suona l’armonica.

Come to mama è brutta, scusate.

Hey Girl è la canzone che due amiche ubriache cantano al karaoke in un pub semivuoto. Alla fine limonano duro.

L’Angel Down è una ragazza giovanissima che si fa di eroina. Mette solo leggins, maglioni enormi da uomo e mocassini. Ogni notte si trascina nei tunnel della metropolitana e canta. Certe volte si prostituisce per la roba. Angel Down è basically Noi i ragazzi dello zoo di Berlino. La work tape è ancora più dolorosa.

Grigio Girls è un mix esplosivo di Crossroads – Le strade della vita con Brinni Spirs e Girls. Quindi è chiaramente molto bella.

Just Another Day è una sfilata di carri, la banda musicale e una tipa in hangover che ci si ficca in mezzo cantando, frega un bastone a un vecchio e lo fa roteare in aria, suona tutti gli strumenti dei poveri bandisti in divisa bianca blu e oro, poi trova un pianoforte, dà una culata a chi lo sta suonando e si mette al suo posto. Cabaret o una scena musicale dei Simpson a caso.

Comunque discone.

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Libri

Nel cuore di ogni uomo c’è un motel. O un aeroporto.

Voi ce li avete quei momenti di euforia, di commozione, di ispirazione suprema in cui pensate davvero che ce la farete, che sarete felici, che il destino ha in mente qualcosa di grande per voi? E ci credete davvero, e tutte le forze dell’universo sembrano allinearsi, tutta la musica canta la tua rinascita, tutta la letteratura ne parla. Ti senti potente, artistico, credi che tutto quello che vuoi dire sia valido, unico, che valga la pena, vuoi scrivere, disegnare, le potenzialità sono infinite e in qualche modo credi che riuscirai a sfruttarle tutte, al meglio. Ne sto avendo uno adesso, sono a Fiumicino per credo la sesta volta in un mese. Tramonto. Sono qui davanti a un autobus. Fa freschino e ho fame. Ho letto Americana di Don DeLillo. Terminato oggi. Avevo pronto tutto un post tecnico pieno di critiche, di acute osservazioni, di considerazioni su questo libro accumulate con cura, pensate. Mi aveva convinto Iris a scriverlo. Meglio, volevo scriverlo ma non lo sapevo per certo. A volte c’è bisogno di qualcuno che ti ricordi che vuoi scrivere davvero certe cose che volevi scrivere. Grazie Iris. Un post lungo, ordinato, quasi da professionista -qualsiasi cosa voglia dire- separato in paragrafi. In ogni paragrafo affrontavo una parte del romanzo, un suo aspetto. Personaggi, descrizioni, trama, lessico, postmodernismo. Poi ho letto le ultime circa 100 pagine. Le ho lette in aereo, le ho lette in aeroporto. Leggere in aereo è tutta un’altra roba. Non saprei nemmeno spiegare perché, sarà per il flusso di aria, luce, acqua, una momentanea sospensione dal mondo. Non devi vivere sulla terra, per un po’. Che sollievo, scatoletta di latta sul mare. Anche leggere in aeroporto dà una sensazione simile. Il tempo diventa caramella, si stende, si ripiega, si flette. I flussi sono di persone, carrelli, rotelline sul marmo. Ho letto freneticamente perché il ritmo del libro ti invita a divorarlo. Monologhi infiniti e involuti che ti trascinano in posti che non sapevi esistessero. Scambi di battute surreali. Cosa è vero? Cosa è pura convenzione sociale? Cosa si riduce a mera gara di intelligenza, di acutezza, di stramberia, gioco di abilità e di botta e risposta? È un libro affascinate, vorticoso, con un sacco di significati e un sacco di spunti e di cose semplicemente molto belle da leggere. Ha i suoi difetti. È un romanzo di esordio. È un libro che turba, mi sono sentita schiaffeggiata e attirata come in un abisso vorticoso ma molto luminoso. Niente di plateale, semplicemente ha colpito la mia ipersensibile sensibilità, probabilmente. Parla di brama di assoluto, di persone, di parole, di comunicazione. La terza parte credo sia la migliore, quella che ha scatenato questo momento. Questo momento che, per la cronaca, mentre scrivo è già passato.

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Fiction

Nella mia immaginazione

Nella mia immaginazione è sera. Sei seduto ad aspettarmi da qualche parte. Uno scalino, forse. Io ho una pelliccia colorata e fintissima che mi fa sembrare una vera cretina. Il cappuccio tirato su. Fa freddo. È febbraio. Ci stiamo vedendo per la prima volta. Arrivo con la mia mezza corsetta impacciata, rumore forte di scarponi che pestano il suolo. Ha nevicato? A febbraio nevica, così al nord? Rischio di inciampare? Forse piove. Ti alzi. Mi vieni incontro un po’ esitante. “Ciaooo” mi dici, la o allungata dalla tua cadenza fortissima. Magrolino, le mani rosse, il sorriso tirato di chi è un sacco ansioso, forse emozionato, sicuramente infreddolito. “Ciao” ti dico. I capelli in faccia, in bocca, al vento, pigiati dal cappuccio di pelliccia colorata. Le mani strette nelle tasche. Non uso mai guanti. Tremo un po’. Sorridiamo. Dondolo un po’ sul posto come faccio sempre quando sono imbarazzata. Ci osserviamo per un attimo, siamo avidi, siamo curiosi. Io non riesco a guardarti negli occhi per troppo tempo, ti guardo i piedi, mi guardo i piedi, mi guardo intorno. “Dove andiamooo” “Non lo so, dove vuoi”. Non conosco il posto, mi sono trasferita da poco. Camminiamo fianco a fianco, svelti. I miei piedi sembrano essere la cosa più interessante che io abbia mai visto, sto lì a studiarmeli un po’. Tu continui a stropicciarti le mani, fai il disinvolto, chiacchieri. Vedo che con la coda dell’occhio mi sbirci, un po’ mi fa piacere, sorrido in silenzio. È una bella serata di febbraio, nella mia immaginazione.

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