Riflessioni

I consigli che vorrei mi avessero dato quando sono andata a vivere fuori per l’università

Io sono una persona ansiosa che preferirebbe sapere tutto prima di far qualcosa, per avere la certezza di comportarmi nel modo giusto. Ma tutto tipo come-funziona-ogni-dinamica-cosa-dico-cosa-mi-rispondono. Ovviamente nessuno poteva dirmi (e comunque io non ho chiesto perché mi sento Rambo nella tundra -mai visto il film, non so se c’era davvero della tundra- che deve farcela da solo) che significa vivere in coinquilinanza in una città sconosciuta e lontana (nel mio caso) quindi mi sono dovuta arrangiare, e in ogni caso sono cose talmente piccole che a nessuno sarebbe mai venuto in mente di menzionarle. Nulla di grave, solo imbarazzo e piccoli errori. Ma se avessi evitato l’imbarazzo avrei vissuto meglio. Ecco perché ho deciso di fare questa lista di consigli cuore a cuore per voi ansielli come me. Sono pochi ma buoni, anche se me lo dico da sola. Sono un po’ alla seconda persona singolare un po’ alla seconda persona plurale. Perché sì.

1) Prendi subito possesso della casa in condivisione. Non intendo prenderne possesso CONTRO gli inquilini, intendo abituarti a stare a tuo agio in tutte le zone in comune, senza farti schiacciare in camera dalla paura di far conversazione di circostanza o di mangiare in silenzio con un semi sconosciuto al tavolo. Vai nei luoghi. Vai in bagno. Prenditi il tuo tempo per cucinare e mangiare. Occupali pure, i luoghi, la casa è anche tua. Non devi spicciarti sempre, non sei un ospite. Stampatelo in fronte: LA CASA É ANCHE TUA, TU (i tuoi genitori) PAGHI MENSILMENTE PER QUELLA CUCINA ORRENDA (son case da studenti, siamo onesti) E PER QUEL VECCHIO BAGNO PIASTRELLATO.

2) Non aver paura delle chiacchiere di circostanza. Sono facili, perché sono di circostanza DUH e perché le stai facendo di solito con un conoscente o con qualcuno di cui non ti importa molto. Sono fondamentali per una convivenza civile e rilassata con coinquilini e colleghi, e anche un rapporto superficiale di chiacchiere sul clima maronna che caldo che fa può salvarti quando devi chiedere appunti, favori, informazioni (vedi punto successivo), perché mantengono un rapporto. Mantenere i rapporti è ok. Mantenere i rapporti è bene. Chiudersi in camera non parlando con nessuno per 5 giorni è male.

3) Non avere paura di fare domande. Sopratutto (è corretta anche la forma con solo 3 t, bestie) se gli inquilini vivono in quell’appartamento prima di te, BOMBARDALI DI DOMANDE. Patti chiari, amicizia lunga. Meglio rischiare di sembrare cretini che fare la roba alla cieca e dimostrarsi cretini senza alcun dubbio. Chiedi come funziona la lavatrice e che politica adottate in casa (solo nel weekend? Quando vi pare? Di notte sì o no? E gli stendini?), chiedi i turni delle pulizie, se il portone di casa si chiude solo se lo preghi in ginocchio o se lo sbatti così e cosà, quante volte va bene che usiate il forno in un mese. Tutte le domande che ti vengono in mente, tu falle. Questo consiglio va bene in tutti gli ambiti della tua esistenza. Prendi appunti.

4) Chiedi SUBITO il numero di telefono degli inquilini o se non vogliono dartelo perché troppo personale (dipende tutta da quanto sono più grandi di te, come sono abituati a vivere la coinquilinanza) l’amicizia su facebook. Potrebbe dimostrarsi molto utile per varie comunicazioni riguardo la casa e cose così, per così così intendendo per quando non hai voglia di avere a che fare con gli essere umani ed è più semplice scrivere un messaggino in chat pop pop fatto, anche oggi sei stato un essere umano comunicativo e funzionale al 75%

5) Imparare a fare una spesa sensata può essere difficile. Credo di aver perfezionato questa arte solo da poco. Metti giù un piano più o meno rigido. Io, ad esempio, faccio una spesa un po’ più grossa una volta a settimana, di solito a inizio settimana, e una capatina di rinforzo a metà settimana. Ognuno compra quello che vuole e che consuma ovviamente, io al massimo posso fare un esempio di quello che compro io più o meno settimanalmente: pasta, latte, riso e/o cereali, pane (che poi congelo) + qualsiasi cosa possa somigliare al pane (crackers, crostini, gallette, schiacciatine), hamburger di pollo (certe volte congelo anche quelli), frutta e verdura, patatine fritte surgelate, roba da mettere nella pasta (tonno, pesto, pomodori, quello che ve pare). Cerca di farti una piccola dispensa in casa (e in freezer se c’è abbastanza spazio SPOILER di solito non c’è) per quelle sere immediatamente pre-spesa in cui non hai voglia di trasformarti in Cracco per mettere insieme strabilianti manicaretti partendo da wrustel maionese e patè di olive. LE OFFERTE, che cosa strabiliante. Sfrutta sempre un’offerta su una cosa che ti piace, fai un po’ di scorta, lascia che la previdente casalinga americana che vive in una villetta ai sobborghi di Boston che c’è in te prenda il sopravvento. Potrebbe salvarti la vita e farti risparmiare quei santi 4 euro con cui comprare un Kinder Bueno o della droga, sta a te, mio giovane padawan.

6) Non prenderti male se non diventi amico per la pelle dei tuoi inquilini. Le persone vivono la coinquilinanza in maniera diversa, alcuni potrebbero essere bendisposti, altri meno. Capita. Nessuno ti obbliga a frequentarli anche fuori o a diventare parte delle loro vita. La coinquilinanza è prima di tutto una necessità, se diventa amicizia va bene, l’importante è quel rapporto civile e rilassato di cui parlavo prima. Quello è fondamentale per ragioni pratiche ma anche psicologiche. Gli amici te li fai all’università o nei luoghi in cui compri la droga. Insomma per quelli c’è sempre tempo.

7) Se hai deciso di studiare fuori, vuol dire che lo volevi. O almeno spero. Se stai male, abbi il coraggio di ammettere la sconfitta e di tornare a casa. Sentire un po’ di mancanza è normale, prendersi un po’ di tempo per entrare nel meccanismo universitario e della città nuova in cui vivi è più che normale. Datti tempo, impara a capir come va, come sta andando, cosa vuoi. Mantieni i contatti con le persone della tua vita precedente ma non lasciare che ti intralcino nel creartene una nuova. Andrà tutto bene. In ogni caso.

Chiudo con una nota polemica e controversa:
Sono consapevole del valore socioantropologico dei pacchi di vettovaglie da casa come momento di contatto e condivisione di una famiglia lontana, lo sono lo giuro. Cerca solo di non scadere nel ridicolo e fatti mandare solo roba che nella città in cui vivi è assolutamente introvabile o che non puoi proprio preparare in casa. Tutte quelle scatole non si ricicleranno da sole, e sulle tue spalle pesa l’orrenda colpa di aver contribuito a creare tutte quelle ridicole pagine fan su facebook sulle esilaranti avventure del t*rrone fuorisede.

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