Accadimenti, Musica, Riflessioni

Il cielo su Torino ecc ecc

Mio fratello studia a Torino. Io a Torino prima di luglio scorso non ci ero mai stata. Ci avevo pensato, di andarci a vivere, trascinata prima dalla mia malsana ossessione per i Subsonica e poi per la mia malsana paura della vita, a 17 anni e poi di nuovo a 22, ma non ci ero mai stata. A luglio scorso erano stati 4 giorni pieni di ansia. Dovevo fare le veci dei miei genitori nell’aiutare mio fratello a trovare una camera in cui vivere da settembre in poi. Mi sentivo sotto pressione, faceva caldo, i tram passavano in maniera strana e non c’erano abbastanza attraversamenti pedonali lungo quei corsi lunghissimi e divisi da file di alberi che in realtà sono tipo 4 strade che si chiamano tutte uguali io sono troppo scema per orientarmi in una città grossa e non perfettamente, o quasi, oliata come Milano. Seriamente. Milano è a prova di scemo. Comunque. A luglio Torino non mi era piaciuta. Intendiamoci, una bellissima città e tutto quanto, però non era scattata la scintilla. Poi ci sono tornata a ottobre. Una roba mordi e fuggi. Andata e ritorno in 36 ore. Per la laurea di mio cugino. Non avevo visto assolutamente nulla, solo il Politecnico, la camera di mio fratello, i piatti lerci nel lavandino, corsi, ingegneri vestiti tutti uguali perché suppongo che 5 anni di matematica ti provochino dei danni al cervello, lucine, ristorante, gente, parenti. Ancora una volta, la pressione di dover adempiere a degli impegni mi aveva distratta. A chi mi chiedeva di Torino dicevo “eh, bella, però non ci vivrei”. Un vero peccato. Circa dieci giorni fa ci sono tornata. Sono rimasta 2 giorni e mezzo. Per vedere mio fratello. Non avevamo niente da fare. Nessun piano che non fosse camminare un botto, mangiare il gelato e la pizza, stare un po’ insieme. Sono arrivata. Solita manfrina per capire a quale capo della Stazione di Porta Susa mi trovo (uso come punto di riferimento la scritta per poi scoprire che la scrittà c’è su entrambi i lati, ilarità generale) poi iniziamo a camminare. Il primo pomeriggio non facciamo altro. Camminiamo. Piove pure. Vediamo le cose. Vedo per la prima volta Piazza Vittorio Veneto e i (sui? nei? lungo i?) Murazzi. Non ci penso un granchè su, mi guardo attorno e basta. Faccio foto. La sera del primo giorno sono di umore veramente scoppiettante. Do il meglio di me, parlo un casino. Il giorno dopo siamo invitati a pranzo. Quando mi chiedono che cosa ho visto io nemmeno lo so spiegare. Non lo so. Sono lì per mio fratello. A Milano ho lasciato un sacco di scadenze, questioni in sospeso e cose da fare. Non sto pensando a niente. A cena conosco altra gente. Comincio a sentirmi usurata. Le interazioni sociali mi logorano. Però secondo me me la cavo. Mio fratello è molto carino, si assicura che io sia a mio agio e mi dice che apprezza lo sforzo. Blip bliz bop bop, scorriamo avanti veloce fino ad adesso. Su tuitter è pieno di scherzoni sull’apocalisse perché la situazione politica è sconfortante. Sono qui che mi faccio gli affari miei e mi viene in mente una canzone dei Subsonica. Ho ascoltato i Subsonica più o meno ogni giorno dai 14 anni in poi fino almeno ai 20, quindi non è che sia così strano che delle cose mi facciano venire in mente altre cose che mi fanno venire in mente i Subsonica. Succede continuamente. A ogni folata di vento mi parte in testa Il Vento, per dire. Dunque. Mi viene in mente La Glaciazione, contenuta nell’album L’Eclissi, che parla fuor di metafora fondamentalmente dei sopravvisuti alla glaciazione in un deserto di appunto ghiaccio ecc ecc. Dopo La Glaciazione nell’ordine del disco viene L’Ultima Risposta, altro pezzullo tbqh. Sono lì che mi beo della sensazione di sicurezza e familiarità che mi danno le canzoni del famoso gruppo del capoluogo piemontese fondato nel 1996 (fonte: Wikipedia) che SNAP! HO CAPITO TUTTO! Ho capito i palazzi chiari, imponenti e raffinatissimi, che sembrano nascondere qualcosa. Ho capito le nuvole su Piazza Vittorio Veneto, immensa, che non sai dove guardare perché in ogni angolo c’è qualcosa in più, una strada di cui non vedi la fine, gli alberi, la Chiesa della Gran Madre di Dio, il fiume, i lampioni. Ho capito i palazzi liberty e i graffiti. La Mole Antonelliana e lo sgangheratissimo negozio di materassi che c’è all’angolo. Ho capito Piazza Castello, che si chiama così perché c’è il castello, ma io il castello non lo guardo mai perché mi fermo con lo sguardo sempre e solo al cancello. Adesso Torino mi piace un botto. I Subsonica non hanno mai smesso di farlo.

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