Accadimenti

La signora Edda

La signora Edda ha dei bellissimi capelli naturalmente bianchi, molto vaporosi che finiscono con piccoli boccoli sulle spalle e che si riavvia molto spesso. Ha un paio di scarpe di un marrone chiaro e caldo e delle pesanti calze color carne. Un portafoglio rosa e un foulard leopardato, che, dice, la accompagna da tantissimi anni e di cui le piace moltissimo la fantasia. La signora Edda abita a Milano da 40 anni, ha iniziato facendo l’impiegata al comune della sua città, e, da sola, ha deciso di trasferirsi qui per lavorare in banca. L’hanno sempre richiamata dopo un colloquio, dice, evidentemente molto fiera.

La signora Edda è inciampata, oggi, per strada, davanti al mio portone. Si è sbucciata il ginocchio, solo un graffio, vero signorina? C’è sangue? Le sembra grave? Nulla di grave, una sbucciatura superficiale, niente sangue, solo probabilmente un livido doloroso in arrivo. Peccato per le calze però. La signora Edda le aveva appena comprate. Meglio tenersene sempre qualche paio in casa, perché si rompono molto facilmente.

Me la prendo sottobraccio, la signora Edda, la cassa dell’acqua ancora sotto all’altro e l’accompagno a casa. Dice che era uscita per prendere un po’ d’aria, per un caffettino, e insiste perché ci fermiamo in un bar a prendercelo finalmente, questo caffettino che voleva così tanto e che le ha procurato un buco nelle calze, sul ginocchio, perché la vita vuole metterci sempre in ginocchio, dice, ma non ce la fa mai. Io ordino un cappuccino di soia. Ridacchiando come una bambina mi dice che lei non sapeva nemmeno che esistesse, il cappuccino di soia.

Sedute al tavolo del bar, mi racconta che alla mia età (24 anni) stava per sposarsi, ma che poi ognuno è andato per la sua strada. La madre della signora Edda le diceva sempre che sposarsi è come una scommessa, come un’incognita. Questo non le impedisce di cercare di sistemarmi col barista. “Non ci vedo tanto bene, ma che il ragazzetto le butta l’occhio lo vedo benissimo.”

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Hedi Slimane è tornato e io non sto più nella pelle

Io sono una bimba di Hedi. Lo dico con orgoglio. Il suo YSL (scusate, solo SAINT LAURENT) mi ha fatta avvicinare all’alta moda. Nei suoi completi giacca pantaloni e nei suoi stivali marroni con le fibbie vedevo tutto ciò che volevo essere. Figa, sicura, non curante, non spaventata di vestirmi da uomo, rock, una persona che la vita l’attraversa a falcate un po’ malferme, con una faccia 24/7 schifata e le occhiaie fino al mento ma che riesce comunque ad essere la più figa della stanza. La sua moda uomo mi è sempre piaciuta più della moda donna, ma a me la moda uomo piace più della moda donna da sempre. In assoluto. E temo sia anche colpa sua. Hedi Slimane ha inventato la moda emo. Lui e Pete Doherty. Meglio, Hedi Slimane e Pete Doherty hanno collegato uno stile d’abbigliamento all’indie rock inglese dall’anima cupa e autodistruttiva e hanno rivoluzionato la silhouette maschile. Io avevo 12 anni leggevo Cioè non sapevo chi fossero Hedi Slimane e Pete Doherty eppure ci ero già dentro. Mi mettevo i jeans stretti, le gonne a palloncino, la giacca di pelle pure da dicembre a febbraio. Mi facevo il ciuffo. Gran parte del mio stile personale si è formato in quegli anni e anche adesso che sto cercando di vestirmi da adulta facente parte del genere femminile mi piace pensare che un pezzo di quella roba lì a volte risalga in superficie come il corpo di una persona che hai ucciso ma che non riesci a nascondere come si deve.
Hedi Slimane ha lasciato YSL nel 2016. ORFANA. Se a questo punto siete giustamente in lacrime per la mia storia strappalacrime non temete: Hedi è tornato.
Ho appena visto la sua prima sfilata per Celine (grazie Hedi che hai tolto l’accento lo so che la scusa ufficiale è che negli anni 60 la maison non aveva l’accento ma secondo me è perché ti sbatteva metterlo tutte le volte e io non posso che condividerlo). Io in questa sfilata ci ho visto un sacco di Hedi, anche perché di Celine non me ne è mai importata una sega. Ve lo dico con franchezza e sincerità. A me il beige mi fa cagare. Ho avuto un periodo minimal scandinavo concetto in cui passavo 6 ore al giorno sul sito di COS senza andarci mai davvero e grazie al cielo ne sono uscita fuori. Mi piacciono i tagli ampi dei pantaloni, le righe, l’uso parsimonioso dei colori, e questa roba il caro Hedi l’ha mantenuta. Solo che poi ci ha messo la pelle, gli stivaletti con le fibbie, i miniabitini argentati e dorati, le maniche a sbuffo e le spalline esagerate, LE PAILLETTES, chissà da quanto tempo da Celine non vedevano le paillettes, forse non le avevano mai viste. Ci ha messo Hedi. L’operazione creativamente è un po’ scarsa, lo ammetto, ma non riesco a lamentarmene. Mi mancava troppo. Hedi Slimane, sei il cialtrone testardo del mio cuore di dodicenne.

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Accadimenti

La mia tesi di laurea triennale

Dopo circa un anno e mezzo dall’accadimento (16 dicembre 2016), ho deciso di mettere su google drive la mia tesi triennale in Lettere Moderne per intero perché l’abbiamo letta in quattro e mi sembra un peccato.
Fun fact: molto del materiale usato per la parte sulla poesia russa mi è stato fornito da L’vovskij stesso (uao, un poeta vivo lo so lo so) per email, gli ho anche fatto delle domande a cui ha risposto quando ormai io ero incoronata d’alloro da un pezzo. Oh well.

Qui c’è il link, se voleste saperne di più su Stanislav L’vovskij e Pasolini poeta o semplicememente ficcanasare e leggere i ringraziamenti (non li ha letti nessuno manco quelli, secondo me sono molto carini):

La città nella poesia contemporanea:
Pier Paolo Pasolini e Stanislav L’vovskij a confronto

https://drive.google.com/file/d/1gSQmP9itqDsUDPFy86lWc4P8EIe63H1p/view?usp=sharing

Se volete spingervi oltre e mandarmi dei feedback o parlarmene, il mio indirizzo email è priscillalucifora94@gmail.com

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Accadimenti, Musica, Riflessioni

Il cielo su Torino ecc ecc

Mio fratello studia a Torino. Io a Torino prima di luglio scorso non ci ero mai stata. Ci avevo pensato, di andarci a vivere, trascinata prima dalla mia malsana ossessione per i Subsonica e poi per la mia malsana paura della vita, a 17 anni e poi di nuovo a 22, ma non ci ero mai stata. A luglio scorso erano stati 4 giorni pieni di ansia. Dovevo fare le veci dei miei genitori nell’aiutare mio fratello a trovare una camera in cui vivere da settembre in poi. Mi sentivo sotto pressione, faceva caldo, i tram passavano in maniera strana e non c’erano abbastanza attraversamenti pedonali lungo quei corsi lunghissimi e divisi da file di alberi che in realtà sono tipo 4 strade che si chiamano tutte uguali io sono troppo scema per orientarmi in una città grossa e non perfettamente, o quasi, oliata come Milano. Seriamente. Milano è a prova di scemo. Comunque. A luglio Torino non mi era piaciuta. Intendiamoci, una bellissima città e tutto quanto, però non era scattata la scintilla. Poi ci sono tornata a ottobre. Una roba mordi e fuggi. Andata e ritorno in 36 ore. Per la laurea di mio cugino. Non avevo visto assolutamente nulla, solo il Politecnico, la camera di mio fratello, i piatti lerci nel lavandino, corsi, ingegneri vestiti tutti uguali perché suppongo che 5 anni di matematica ti provochino dei danni al cervello, lucine, ristorante, gente, parenti. Ancora una volta, la pressione di dover adempiere a degli impegni mi aveva distratta. A chi mi chiedeva di Torino dicevo “eh, bella, però non ci vivrei”. Un vero peccato. Circa dieci giorni fa ci sono tornata. Sono rimasta 2 giorni e mezzo. Per vedere mio fratello. Non avevamo niente da fare. Nessun piano che non fosse camminare un botto, mangiare il gelato e la pizza, stare un po’ insieme. Sono arrivata. Solita manfrina per capire a quale capo della Stazione di Porta Susa mi trovo (uso come punto di riferimento la scritta per poi scoprire che la scrittà c’è su entrambi i lati, ilarità generale) poi iniziamo a camminare. Il primo pomeriggio non facciamo altro. Camminiamo. Piove pure. Vediamo le cose. Vedo per la prima volta Piazza Vittorio Veneto e i (sui? nei? lungo i?) Murazzi. Non ci penso un granchè su, mi guardo attorno e basta. Faccio foto. La sera del primo giorno sono di umore veramente scoppiettante. Do il meglio di me, parlo un casino. Il giorno dopo siamo invitati a pranzo. Quando mi chiedono che cosa ho visto io nemmeno lo so spiegare. Non lo so. Sono lì per mio fratello. A Milano ho lasciato un sacco di scadenze, questioni in sospeso e cose da fare. Non sto pensando a niente. A cena conosco altra gente. Comincio a sentirmi usurata. Le interazioni sociali mi logorano. Però secondo me me la cavo. Mio fratello è molto carino, si assicura che io sia a mio agio e mi dice che apprezza lo sforzo. Blip bliz bop bop, scorriamo avanti veloce fino ad adesso. Su tuitter è pieno di scherzoni sull’apocalisse perché la situazione politica è sconfortante. Sono qui che mi faccio gli affari miei e mi viene in mente una canzone dei Subsonica. Ho ascoltato i Subsonica più o meno ogni giorno dai 14 anni in poi fino almeno ai 20, quindi non è che sia così strano che delle cose mi facciano venire in mente altre cose che mi fanno venire in mente i Subsonica. Succede continuamente. A ogni folata di vento mi parte in testa Il Vento, per dire. Dunque. Mi viene in mente La Glaciazione, contenuta nell’album L’Eclissi, che parla fuor di metafora fondamentalmente dei sopravvisuti alla glaciazione in un deserto di appunto ghiaccio ecc ecc. Dopo La Glaciazione nell’ordine del disco viene L’Ultima Risposta, altro pezzullo tbqh. Sono lì che mi beo della sensazione di sicurezza e familiarità che mi danno le canzoni del famoso gruppo del capoluogo piemontese fondato nel 1996 (fonte: Wikipedia) che SNAP! HO CAPITO TUTTO! Ho capito i palazzi chiari, imponenti e raffinatissimi, che sembrano nascondere qualcosa. Ho capito le nuvole su Piazza Vittorio Veneto, immensa, che non sai dove guardare perché in ogni angolo c’è qualcosa in più, una strada di cui non vedi la fine, gli alberi, la Chiesa della Gran Madre di Dio, il fiume, i lampioni. Ho capito i palazzi liberty e i graffiti. La Mole Antonelliana e lo sgangheratissimo negozio di materassi che c’è all’angolo. Ho capito Piazza Castello, che si chiama così perché c’è il castello, ma io il castello non lo guardo mai perché mi fermo con lo sguardo sempre e solo al cancello. Adesso Torino mi piace un botto. I Subsonica non hanno mai smesso di farlo.

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Musica

Un post su Reputation di Taylor Swift che mi è sfuggito di mano

Disclaimer necessario e oramai tardivo (è il terzo post a tema musica che scrivo, gli altri li trovate qui e qui): io di musica non capisco un accidenti e nel giudicare il pop mi baso sopratutto e senza vergogna alcuna su criteri strettamente personali che sono più o meno 1) sculettabilità 2) potenziale registico di certi pezzi alle 3 di notte in dormiveglia e/o in aereo 3) quanto è divertente in una scala tutta positiva che va da ridicolo a posso usarlo come didascalia ironica su instagram o come stato oscuro e decontestualizzato su whatsapp. Per l’album di Taylor Swift aggiungeremo ad honorem perché se lo merita un altro criterio: 4) coefficente frecciatina su tuitter. Pronti? Via.

… Ready for it? L’album si apre con questa canzone che ormai mi auguro conosciate tutti sennò vi metto 2 sul registro scritto a penna e sottolineato. É il secondo singolo. É una minaccia, un avvertimento e un azzardo grammatico-linguistico, con quei tre puntini messi lì a culo. TayTay si schiarisce la voce e ci dice che non siamo pronti a questo disco, nessuno lo è, Lei É Tornata E Ora Ci Fa Il Culo A Strisce Ora Si Veste Di Nero E Mette In Piega I Capelli Senza Usare Fonti Di Calore. In realtà poi sembra cantare di maschi, il suo argomento preferito oltre se stessa e chi la odia e perché (quindi comunque se stessa, sono una grande fan giuro). Alcuni pensano sia una sfida ai media.
Sculettabilità: 3 rossetti rossi su 5
Potenziale registico: 4 rossetti rossi su 5
Quanto è divertente: 3 rossetti rossi e mezzo su 5, menzione d’onore “And he can be my jailer/ Burton to this Taylor”
Coefficiente frecciatina: 2 rossetti rossi e mezzo su 5

End Game (feat. Ed Sheeran & Future) Qui Taylor ci parla di se stessa come fosse Don Vito Corleone, Benito Mussolini e Clark Kent in Smallville tutti insieme. Avverte il suo pretendente: io ho una reputazione, ho dei nemici impottanti, chiunque entra nella mia vita poi muore e gli si impalla iTunes tutte le volte che cerca di usarlo, stai attento. Sembra quasi di vedere un grigio e triste Tom Hiddleston annuire in lontananza. Tay stai calma. Future fa le sue cose da rapper dice UAHUÁ, DOPE e YEAH, il caro vecchio Ed ci mette la parte melodica. La trovo molto gradevole.
Sculettabilità: 4 rossetti rossi su 5
Potenziale registico: 4 rossetti rossi su 5
Quanto è divertente: 3 rossetti rossi su 5, menzione d’onore “I swear I don’t love the drama, it loves me”
Coefficente frecciatina: 2 rossetti rossi su 5

I Did Something Bad Sta prendendo coraggio, si sta riscaldando, è in crescendo, spigne duro. C’è tutto: le frecciatine, le autocitazioni, i riferimenti alla sua persona preferita (se stessa) e a quello che la rende riconoscibile (crimson red paint on my lips). Oscuri presagi si addensano all’orizzonte. Qui è quando entri in un locale e c’è qualcuno che ti ha fatto un torto allora gli passi accanto col mento in alto e l’aria altera poi non sarebbe necessario ma mandi comunque qualcuno a sputargli nel cocktail (non ci vai personalmente, sei troppo figa). Che è come tutte noi persone adulte affrontiamo i problemi. Non negate. Bugiardi.
Sculettabilità: 4 rossetti rossi su 5
Potenziale registico: 4 rossetti rossi su 5
Quanto è divertente: 4 rossetti rossi su 5, menzione d’onore “I never trust a narcissist, but they love me” questa ragazza non ha idea di cosa sia l’autoanalisi, è del tutto inconsapevole, stellina
Coefficiente frecciatina: 4 rossetti rossi su 5

Don’t Blame Me Diventa sensuale, si distrae un attimo dal drama e ci parla di questa storia d’amore pazzesca che sta vivendo, che la fa impazzire, che è come la droga. Diventa anche spintarella, la nostra biondina acqua e sapone. Ginocchia. Tocchi. Don’t Blame Me non sfigurerebbe nel trailer di 50 sfumature. Che vabbè c’è mica bisogno di vantarsi così? Tay è l’amica che parla delle prestazioni sessuali del suo ragazzo alle amiche che non glielo hanno chiesto. A cena. In un locale affollato. A voce altissima. Subito dopo che una di loro è stata mollata. Lo fa perché è genuinamente entusiasta e non gliene frega niente di chiunque non sia lei. Io son contenta per te, Tay. Congratulazioni.
Sculettabilità: 4 rossetti rossi e mezzo su 5
Potenziale registico: 5 rossetti rossi su 5
Quanto è divertente: 5 rossetti rossi su 5, menzione d’onore (è stato difficile, questa è stra-ridicola) “I once was poison ivy, but now I’m your daisy”
Coefficiente frecciatina: 2 rossetti rossi su 5

Delicate É brutta. C’è sempre una canzone brutta di cui non voglio parlare e poi mi sento in colpa e la rivaluto perché mi dispiace pure per le canzoni. É questa. Next.

Look What You Made Me Do SU LE MANI PRIMO SINGOLO SINGOLONE MIGLIORE DI TUTTI I SINGOLI USCITI FINORA. La conosciamo tutti. Resta una delle migliori dell’album a mio modestissimo parere. Cosa posso dire che non sia già stato detto. Andate a fare una ricerca su tumblr e portatemela lunedì, documentatevi bene che c’è il compito in classe. Titolo: Taylor Swift, l’ascesa, la caduta, la risalita. Megalomania e narcisismo nel mondo del pop. Perché quelli stronzi ma con la faccia tosta ce la fanno sempre?
Sculettabilità: 5 rossetti rossi su 5
Potenziale registico: 4 rossetti rossi su 5
Quanto è divertente: 5 rossetti rossi su 5, menzione d’onore ovvia ma non per questo non doverosa “I’m sorry, the old Taylor can’t come to the phone right now/ Why?/ Oh, ‘cause she’s dead!”
Coefficiente frecciatina: 5 rossetti rossi su 5

So it goes… HE CAN’T KEEP HIS WILD EYES ON THE ROAD no scusate mi son fatta prendere. Una delle mie preferite, ma mi piacciono quasi tutte, honestly, baby, who’s counting. Questo album porta avanti due filoni: quello sexy che ci parla di un coinvolgimento magico oscuro e quasi animale con questo tizio che guardandolo tu mica te l’immagineresti sta passione, dai, con quella faccia e il filone serpe. So it goes… (ancora puntini, non so perché, non sono necessari) fa DECISAMENTE parte del primo filone.
Sculettabilità: 5 rossetti rossi su 5
Potenziale registico: 4 rossetti rossi su 5
Quanto è divertente: 4 rossetti rossi su 5, menzione d’onore “You know I’m not a bad girl, but I/ Do bad things with you”
Coefficiente frecciatina: 2 rossetti rossi su 5

Gorgeous Raga, non so cosa dirvi. É un bell’album ma è tematicamente ripetitivo. Appena un po’. Gorgeous parla di quanto è bello e meraviglioso e perfetto il suo giovane biondo fidanzato inglese oppure Karlie Kloss, ve la butto lì, fatene quello che volete. É talmente bello meraviglioso e perfetto che gli spaccherebbe la fronte contro gli spigoli. Estremamente relatable, estremamente irritante. L’amica che è stata appena mollata poi va a casa e piange abbracciando il cuscino ma a Tay non importa, lei è nella sua bolla felice. Ha scoperto il sesso, l’eye-liner, l’alcol,  l’amore e le calze a rete.
Sculettabilità: 2 rossetti rossi su 5
Potenziale registico: 2 rossetti rossi su 5
Quanto è divertente: 4 rossetti rossi su 5
Coefficiente frecciatina: 2 rossetti rossi su 5

Getaway Car Amici, è giunto il momento, afferriamo le nostre lenti d’ingrandimento, accendiamo la nostra pipa e speculiamo. Finalmente. Lasciatevi cullare dalla mia voce mentre vi racconto la mia versione della storia: la cantante bionda prima country ora pop Taylor Swift è incastrata in una storia che non la rende felice, lo sa nel profondo del suo (nero e morto?) cuore ma non vuole ammetterlo. Ma TayTay non è noi che quando siamo infelici ingrassiamo e basta, TayTay deve fare le sue cose da persona famosa, andare nei luoghi, incontrare gente, da grandi poteri derivano grandi responsabilità, una cosa tira l’altra, badabim badabum lei è troppo figa e senza volerlo incontra (al Met Gala 2016?) un uomo affascinante (Tom Hiddleston?) lo fa cascare ai suoi piedi, lo usa per liberarsi della sua storia ormai senza futuro (con Calvin Harris?) e poi se ne libera. Sa da subito che finirà male ma lei lo fa comunque perché ormai i loro agenti si sono accordati e se prima non li paparazzano 17 volte non può mollarlo perché è una donna giovane che deve fare le sue esperienze. Tra un “l’ho mollato io sia chiaro” e un altro trova pure il tempo di fare dell’autocritica. Chiama la situa un circo, si proclama traditrice. Tentativo debole ma apprezzato. Tutto questo è reso molto avvincente dalla narrazione sincopata e dalla traslazione della sua vicenda personale su quella di Bonnie e Clyde. Picco drammatico finale. Fuochi d’artificio e lacrime. Mi inchino al genio, a questo punto non capisco più niente.
Sculettabilità: 2 rossetti rossi su 5
Potenziale registico: 5 rossetti rossi su 5
Qaunto è divertente: 4 rossetti rossi su 5
Coefficiente frecciatina: 5 rossetti rossi su 5

King Of My Hearts Piccolo salto all’indietro, la nostra manifestazione fisica di Satana preferita è sola, single, non c’è abituata, si fa forza, si dice che può farcela anche così, che è adulta e sta meglio da sola, che si deve dare tempo. Come in tutte le favole moderne che si rispettino, appena lo dice arriva L’Uomo Giusto, il Suo Re (lei è la sua American Queen, giuro, lo dice, fa già spaccare dal ridere così). É contenta perché un amore così lei non l’ha mai vissuto e ora lo sta vivendo tutto insieme molto velocemente, sta chiaramente sotto a un treno. Qui alla lussuria e al nuovo sound dark (che comunque c’è, copre come una patina tutto il disco) si affianca il filone bonus, quello che chiameremo Non Vi Preoccupate Quello Giusto Arriverá e L’Attrazione Iniziale Si Puó Trasformare In Una Cosa Bella e Duratura Ve Lo Prometto. Che tenerezza. Per la prima volta in alcuni punti di questo disco Taylor Swift mi sembra una persona vera. Grazie per queste parole di conforto che io ti ho messo in bocca, Tay. Sei una vera amica dopotutto.
Sculettabilità: 3 rossetti rossi e mezzo su 5
Potenziale registico: 4 rossetti rossi su 5
Quanto è divertente: 5 rossetti rossi su 5
Coefficiente frecciatina: 2 rossetti rossi su 5

Dancing With Our Hands Tied Questa è la mia preferita del disco perché a un certo punto (0:59)  partono i TUD PAC TUD PAC SWOOSH DINDIN e tutti quei suonini divertentini ho 6 anni e dio benedica Jack Antonoff. Anche questa parla d’amore e voi potreste pensare oh nou ancora Joe Alwyn invece secondo me no. Parla di una cosa veloce e finita molto male. Una cosa fatta quando non si doveva fare. Con questo disco abbiamo imparato che anche Taylor Swift prova cose adulte e coinvolgenti di cui poi sa già si pentirà ma le fa uguale perché boh. Grazie, era un’informazione che mi serviva. Sono mortalmente seria. Mi serviva.
Sculettabilità: 4 rossetti rossi su 5
Potenziale registico: 5 rossetti rossi su 5 (sono una persona con una grande immaginazione e una grande propensione al dramma, OCCHEI?)
Quanto è divertente: 3 rossetti rossi su 5, menzione d’onore “I’m a mess, but I’m the mess that you wanted”
Coefficiente frecciatina: suppongo potremmo ricostruire eventi e pensare parli di tizio o di caio ma non mi va quindi 2 rossetti rossi su 5

Dress Vi dico prima le cose noiose per poi passare a quelle interessanti. Canzone filone sexy. Lei c’ha i friccichi nel cuore e non solo da quando l’ha visto, però si sono incontrati tramite amici in comune o chissà che quindi vanno piano. C’è attrazione ma ancora non è successo niente. É quella fase meravigliosa in cui sai che ti piace, sai che gli piaci, vi girate uno verso l’altro e ancora cose come gli sguardi che si incontrano o lui che dice il tuo nome ti fanno venire la tremarella alle ginocchia. A un certo punto lei decide di fare qualcosa perché non può più resistere. Only bought this dress so you could take it off. Io qui perdo ogni controllo e dignità. Adoro. Immagino un vestito costosissimo comprato per l’occasione gettato sul pavimento in una scena qualsiasi di Gossip Girl e la me diciassettenne fissata coi vestiti e le storie d’amore tra persone belle e ricche perde la testa. Per dovere di cronaca, anche se l’highlight di questa canzone è chiaramente questo, vi debbo segnalare che c’è anche una strofa molto bella e (lo so, lo so, non ci fidiamo ma io son fessa) molto sincera in cui Tay spiega che per lei era un brutto periodo ma ora grazie anche a lui sta meglio. Siamo tutti molto sollevati.
Sculettabilità: 2 rossetti rossi e mezzo su 5
Potenziale registico: 5 rossetti rossi su 5 ma forse anche 6
Quanto è divertente: 3 rossetti rossi e mezzo su 5
Coefficiente frecciatina: 1 rossetto rosso su 5

This Is Why We Can’t Have Nice Things Devo raccogliermi un attimo a ordinare le idee per parlarvi di questo pezzo. Taylor Swift is back on her bullshit. She was, in fact, never off her bullshit in the first place. C’è tutto. É l’antipatia di Taylor Swift fatta canzone. Parte descrivendoci feste da urlo, dandoci uno sguardo esclusivo su quello che fanno i potenti dello spettacolo quando noi non guardiamo. Niente, penserete voi, poveri comuni mortali. Sbagliato, nuotano nello champagne. Puppa. Ma poi questo cattivone (Kanye West e/o consorte e/o Katy Perry, è uguale, a questo punto non conta più) la pugnala alle spalle e poverina lei è costretta a fare la pazza megalomane. Lei non voleva. Certo Tay, certo. Questa canzone è acida, insinuante, antipatica, infantile, quasi isterica come la risata a 2:32. Deve esserlo. É fatta per esserlo.
Sculettabilità: 3 rossetti rossi su 5
Potenziale registico: 2 rossetti e mezzo su 5
Quanto è divertente: 5 rossetti rossi su 5
Coefficiente frecciatina: 5 rossetti rossi su 5 ma forse anche 345

Call It What You Want Anche qui, dualità inscindibile. Quasi mai in questo disco si riesce ad avere una canzone che parla o solo di drama o solo del suo fidanzato. Le cose sono sempre mescolate in una terrina con una spolverata di New Taylor forte dura adulta sexy, un goccio di whisky, un pizzico di lu$$o e infornate nel forno del suo ego. A chi lo sta dicendo chiamalo come lo vuoi chiamare? Al mondo che la odia, povera piccola fiammiferaia? Al suo ragazzo in una fase iniziale della relazione? Non lo sappiamo, non ci interessa, la canzone è carina ma non sta ai primi posti nella mia classifica personale. Non capisco perché farne un singolo.
Sculettabilità: 3 rossetti rossi su 5
Potenziale registico: 4 rossetti rossi su 5
Quanto è divertente: 4 rossetti rossi su 5, menzione d’onore “My baby’s fly like a jet stream”
Coefficiente frecciatina: 4 rossetti rossi e mezzo su 5

New Years’s Day La Old Taylor decide di resuscitare brevemente, mettersi al piano, cantare questa ballad vecchio stile e poi finalmente abbandonarsi al riposo perpetuo. Questa canzone è proprio adolescenziale, dolce. Ne riconosco le potenzialità telefilmiche. Taylor avrà tanti difetti ma riesce a creare belle immagini. Questa la trascrivi sul diario. Molto nostalgica, quasi commuovente. O forse sono completamente impazzita. Una bella conclusione conciliante a un album oserei dire turbolento e anche se le turbolenze se le crea tutte da sola restano comunque turbolenze.
Sculettabilità: 0 rossetti rossi su 5
Potenziale registico: 5 rossetti rossi su 5
Quanto è divertente: 2 rossetti rossi su 5
Coefficiente frecciatina: 0 rossetti rossi su 5

Siamo giunti alla fine, è stato un viaggio. Se siete arrivati qui siete degli eroi. Tiriamo le fila. L’album mi è piaciuto. Molto. Lo trovo esilarante ma nel senso buono del termine. É esagerato, è ripetitivo, è vivace, è drammatico, è da diva, è oscuro nei limiti in cui questo pop puro e acido può esserlo, è Taylor Swift.

 

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Riflessioni

I consigli che vorrei mi avessero dato quando sono andata a vivere fuori per l’università

Io sono una persona ansiosa che preferirebbe sapere tutto prima di far qualcosa, per avere la certezza di comportarmi nel modo giusto. Ma tutto tipo come-funziona-ogni-dinamica-cosa-dico-cosa-mi-rispondono. Ovviamente nessuno poteva dirmi (e comunque io non ho chiesto perché mi sento Rambo nella tundra -mai visto il film, non so se c’era davvero della tundra- che deve farcela da solo) che significa vivere in coinquilinanza in una città sconosciuta e lontana (nel mio caso) quindi mi sono dovuta arrangiare, e in ogni caso sono cose talmente piccole che a nessuno sarebbe mai venuto in mente di menzionarle. Nulla di grave, solo imbarazzo e piccoli errori. Ma se avessi evitato l’imbarazzo avrei vissuto meglio. Ecco perché ho deciso di fare questa lista di consigli cuore a cuore per voi ansielli come me. Sono pochi ma buoni, anche se me lo dico da sola. Sono un po’ alla seconda persona singolare un po’ alla seconda persona plurale. Perché sì.

1) Prendi subito possesso della casa in condivisione. Non intendo prenderne possesso CONTRO gli inquilini, intendo abituarti a stare a tuo agio in tutte le zone in comune, senza farti schiacciare in camera dalla paura di far conversazione di circostanza o di mangiare in silenzio con un semi sconosciuto al tavolo. Vai nei luoghi. Vai in bagno. Prenditi il tuo tempo per cucinare e mangiare. Occupali pure, i luoghi, la casa è anche tua. Non devi spicciarti sempre, non sei un ospite. Stampatelo in fronte: LA CASA É ANCHE TUA, TU (i tuoi genitori) PAGHI MENSILMENTE PER QUELLA CUCINA ORRENDA (son case da studenti, siamo onesti) E PER QUEL VECCHIO BAGNO PIASTRELLATO.

2) Non aver paura delle chiacchiere di circostanza. Sono facili, perché sono di circostanza DUH e perché le stai facendo di solito con un conoscente o con qualcuno di cui non ti importa molto. Sono fondamentali per una convivenza civile e rilassata con coinquilini e colleghi, e anche un rapporto superficiale di chiacchiere sul clima maronna che caldo che fa può salvarti quando devi chiedere appunti, favori, informazioni (vedi punto successivo), perché mantengono un rapporto. Mantenere i rapporti è ok. Mantenere i rapporti è bene. Chiudersi in camera non parlando con nessuno per 5 giorni è male.

3) Non avere paura di fare domande. Sopratutto (è corretta anche la forma con solo 3 t, bestie) se gli inquilini vivono in quell’appartamento prima di te, BOMBARDALI DI DOMANDE. Patti chiari, amicizia lunga. Meglio rischiare di sembrare cretini che fare la roba alla cieca e dimostrarsi cretini senza alcun dubbio. Chiedi come funziona la lavatrice e che politica adottate in casa (solo nel weekend? Quando vi pare? Di notte sì o no? E gli stendini?), chiedi i turni delle pulizie, se il portone di casa si chiude solo se lo preghi in ginocchio o se lo sbatti così e cosà, quante volte va bene che usiate il forno in un mese. Tutte le domande che ti vengono in mente, tu falle. Questo consiglio va bene in tutti gli ambiti della tua esistenza. Prendi appunti.

4) Chiedi SUBITO il numero di telefono degli inquilini o se non vogliono dartelo perché troppo personale (dipende tutta da quanto sono più grandi di te, come sono abituati a vivere la coinquilinanza) l’amicizia su facebook. Potrebbe dimostrarsi molto utile per varie comunicazioni riguardo la casa e cose così, per così così intendendo per quando non hai voglia di avere a che fare con gli essere umani ed è più semplice scrivere un messaggino in chat pop pop fatto, anche oggi sei stato un essere umano comunicativo e funzionale al 75%

5) Imparare a fare una spesa sensata può essere difficile. Credo di aver perfezionato questa arte solo da poco. Metti giù un piano più o meno rigido. Io, ad esempio, faccio una spesa un po’ più grossa una volta a settimana, di solito a inizio settimana, e una capatina di rinforzo a metà settimana. Ognuno compra quello che vuole e che consuma ovviamente, io al massimo posso fare un esempio di quello che compro io più o meno settimanalmente: pasta, latte, riso e/o cereali, pane (che poi congelo) + qualsiasi cosa possa somigliare al pane (crackers, crostini, gallette, schiacciatine), hamburger di pollo (certe volte congelo anche quelli), frutta e verdura, patatine fritte surgelate, roba da mettere nella pasta (tonno, pesto, pomodori, quello che ve pare). Cerca di farti una piccola dispensa in casa (e in freezer se c’è abbastanza spazio SPOILER di solito non c’è) per quelle sere immediatamente pre-spesa in cui non hai voglia di trasformarti in Cracco per mettere insieme strabilianti manicaretti partendo da wrustel maionese e patè di olive. LE OFFERTE, che cosa strabiliante. Sfrutta sempre un’offerta su una cosa che ti piace, fai un po’ di scorta, lascia che la previdente casalinga americana che vive in una villetta ai sobborghi di Boston che c’è in te prenda il sopravvento. Potrebbe salvarti la vita e farti risparmiare quei santi 4 euro con cui comprare un Kinder Bueno o della droga, sta a te, mio giovane padawan.

6) Non prenderti male se non diventi amico per la pelle dei tuoi inquilini. Le persone vivono la coinquilinanza in maniera diversa, alcuni potrebbero essere bendisposti, altri meno. Capita. Nessuno ti obbliga a frequentarli anche fuori o a diventare parte delle loro vita. La coinquilinanza è prima di tutto una necessità, se diventa amicizia va bene, l’importante è quel rapporto civile e rilassato di cui parlavo prima. Quello è fondamentale per ragioni pratiche ma anche psicologiche. Gli amici te li fai all’università o nei luoghi in cui compri la droga. Insomma per quelli c’è sempre tempo.

7) Se hai deciso di studiare fuori, vuol dire che lo volevi. O almeno spero. Se stai male, abbi il coraggio di ammettere la sconfitta e di tornare a casa. Sentire un po’ di mancanza è normale, prendersi un po’ di tempo per entrare nel meccanismo universitario e della città nuova in cui vivi è più che normale. Datti tempo, impara a capir come va, come sta andando, cosa vuoi. Mantieni i contatti con le persone della tua vita precedente ma non lasciare che ti intralcino nel creartene una nuova. Andrà tutto bene. In ogni caso.

Chiudo con una nota polemica e controversa:
Sono consapevole del valore socioantropologico dei pacchi di vettovaglie da casa come momento di contatto e condivisione di una famiglia lontana, lo sono lo giuro. Cerca solo di non scadere nel ridicolo e fatti mandare solo roba che nella città in cui vivi è assolutamente introvabile o che non puoi proprio preparare in casa. Tutte quelle scatole non si ricicleranno da sole, e sulle tue spalle pesa l’orrenda colpa di aver contribuito a creare tutte quelle ridicole pagine fan su facebook sulle esilaranti avventure del t*rrone fuorisede.

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Musica

HSbyHS

Sono qui dopo mesi di nulla per parlarvi di una cosa assolutamente fondamentale: la prima opera solista di Harry Styles che si intitola Harry Styles perché qui problemi di megalomania proprio zero.
Ma è uscito due mesi fa. Allora intanto chiudete il becco, e poi io ho bisogno dei miei tempi e quale migliore nottata per fare uscire questo articolo di quella del compleanno di Davide? Ecco. Ma non esitiamo oltre. (Auguri!)

Meet me in the Hallway. La mia preferita dell’album. Mi ha folgorata. JUST LET ME KNOW I’LL BE ON THE FLOOR ON THE FLO-O-R. Vado pazza per il mix di disperazione squallore e zozzerie che questa canzone languidona mi comunica. Harry, boy, ma quanto stai soffrendo. Ma chissà perché, ma chissà per chi. Lo sappiamo tutti per chi, non lo scrivo nemmeno. Vi fisso con sguardo eloquente.

Sign of the times. Singolone. Scava nel mio cuore e ne tira fuori sentimenti primitivi. Tutti molto tristi e malinconici. WE GOT TO GET AWAY FROM HERE. Sono contenta che l’abbia pescata come singolo, la trovo rapresentativa. Anche qui si potrebbe speculare su significati e doppie letture ma non lo farò perché non ho tutta la notte. Noi sappiamo. Lo sguardo eloquente non ha mai lasciato la mia faccia mentre scrivevo queste righe. *eloquenza eloquenza*

Carolina. Mi fa venire voglia di essere una moglie e madre casalinga ma ancora piacente di uno stato americano del sud che spazza il pavimento e usa la scopa a mo di palo. Shorts di jeans cortissimi, ciabattine. I vicini ne vanno pazzi, i rudi cowboy si levano il cappello e ciucciano la loro paglietta o qualsiasi cosa sia quella roba che hanno sempre in bocca i cowboy nei film. Fa un caldo bestia ma loro sudano per lei. Insieme a Kiwi e Woman forma la terna canzoni che mi fanno sentire figa ma anche Tom Cruise che balla in mutande nel film in cui Tom Cruise balla in mutande.

Two Ghost. Ehm. MH. Coff coff. Ballata straziante su una storia d’amore che è finita o sta finendo e i componenti di questa storia d’amore (uno dei quali ha gli occhi azzurri una maglia bianca e dei tatuaggi) non sanno cosa farci e si sentono un po’ persi e disperati perché non sono più chi erano e quello che c’era non c’è più. No ma va bene, sono serena, l’ho presa con filosofia, andrà tutto bene.

Sweet Creature. Continua il filone tristolino del pezzo precedente. Stesso filone tematico, anche. Il signorino Harry Styles ha problemi di comunicazione con una persona importante della sua vita, non ci si crederebbe, è proprio una cosa nuova per tutti e mai immaginata nella storia delle cose immaginate. Albano urla AAAAAAH per 10 ere geologiche.

Only Angel. Quella che mi piace meno in un disco secondo me molto ben fatto, compatto e costante nella qualità. La trovo banale. La balzo a piè pari.

Kiwi. Ah yes, la canzone che immagino nella sigla di apertura del telefilm fatto da me su di me. Io sono magra e interessante e attraverso la città saltando sui marciapiedi e sotto c’è questa canzone e i nomi della gente che mi ha aiutata a realizzare questo progetto così importante per me appaiono in sovraimpressione con un lettering un po’ acido un po’ pop. HARD CANDY DRIPPING ON ME ‘TIL MY FEET ARE WET è la cosa più incomprensibile e allo stesso tempo pornografica mai cantata a memoria d’uomo.

Ever Since New York. OOOOOOOOOOOOOH TELL ME SOMETHING I DON’T ALREADY KNOOOOW OOOOOOOH TELL ME SOMETHING I DON’T ALREADY KNOOOOOW *si inginocchia sul pavimento sotto la pioggia come Troy Bolton in una gif che ho visto su tuitter*

Woman. Chiude la terna delle canzoni di Tom Cruise che balla in mutande. Un po’ birbona furbina volpina eheh gomitino questa canzone. Un po’ persone incredibilmente belle che scopicchiano in un attico con le pareti di vetro e fa incomprensibilmente caldissimo perché sono ricchi come mai non accendono un condizionatore? Però loro sono incredibilmente belli e ricchi, sudano solo per dare pathos alla scena di scopicchiamento, non soffrono davvero il caldo. Sto divagando.

From the Dining Table. Embè. Embè. Ultimo pezzo dell’album si aggancia al primo in una costruzione ad anello e riprende il tema della mancata comunicazione, della fine di qualcosa, della disperazione. Una disperazione un po’ meno disperata e più contemplativa. Una disperazione di quelle che non ti butti più sul pavimento ma guardi dalla finestra e pensi a quello che era e quello che poteva (e potrebbe ancora?) essere. Seconda canzone preferita dell’album. Quando partono i violini (?) e il coro (?) io ascendo a un piano di esistenza superiore a quello terreno.

QUINDI. Tiriamo le fila. Due filoni tematici dominanti. Il primo è quello della sofferenza, dell’incomunicabilità, della crescita dolorosa, della fine. Il secondo è quello del divertimento, delle avventure americane, delle storie che racconti agli amici al bar per farti figo. Comprensibile, se pensiamo che chi scrive e canta è un ragazzo di 23 anni diventato assurdamente famoso a 16/17 e che ha dovuto fare i conti nel bene e nel male con tutto questo. Voto 10+ consigliatelo agli amici tornateci con la famiglia consideratelo per le vacanze.

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