Accadimenti, Musica, Riflessioni

Il cielo su Torino ecc ecc

Mio fratello studia a Torino. Io a Torino prima di luglio scorso non ci ero mai stata. Ci avevo pensato, di andarci a vivere, trascinata prima dalla mia malsana ossessione per i Subsonica e poi per la mia malsana paura della vita, a 17 anni e poi di nuovo a 22, ma non ci ero mai stata. A luglio scorso erano stati 4 giorni pieni di ansia. Dovevo fare le veci dei miei genitori nell’aiutare mio fratello a trovare una camera in cui vivere da settembre in poi. Mi sentivo sotto pressione, faceva caldo, i tram passavano in maniera strana e non c’erano abbastanza attraversamenti pedonali lungo quei corsi lunghissimi e divisi da file di alberi che in realtà sono tipo 4 strade che si chiamano tutte uguali io sono troppo scema per orientarmi in una città grossa e non perfettamente, o quasi, oliata come Milano. Seriamente. Milano è a prova di scemo. Comunque. A luglio Torino non mi era piaciuta. Intendiamoci, una bellissima città e tutto quanto, però non era scattata la scintilla. Poi ci sono tornata a ottobre. Una roba mordi e fuggi. Andata e ritorno in 36 ore. Per la laurea di mio cugino. Non avevo visto assolutamente nulla, solo il Politecnico, la camera di mio fratello, i piatti lerci nel lavandino, corsi, ingegneri vestiti tutti uguali perché suppongo che 5 anni di matematica ti provochino dei danni al cervello, lucine, ristorante, gente, parenti. Ancora una volta, la pressione di dover adempiere a degli impegni mi aveva distratta. A chi mi chiedeva di Torino dicevo “eh, bella, però non ci vivrei”. Un vero peccato. Circa dieci giorni fa ci sono tornata. Sono rimasta 2 giorni e mezzo. Per vedere mio fratello. Non avevamo niente da fare. Nessun piano che non fosse camminare un botto, mangiare il gelato e la pizza, stare un po’ insieme. Sono arrivata. Solita manfrina per capire a quale capo della Stazione di Porta Susa mi trovo (uso come punto di riferimento la scritta per poi scoprire che la scrittà c’è su entrambi i lati, ilarità generale) poi iniziamo a camminare. Il primo pomeriggio non facciamo altro. Camminiamo. Piove pure. Vediamo le cose. Vedo per la prima volta Piazza Vittorio Veneto e i (sui? nei? lungo i?) Murazzi. Non ci penso un granchè su, mi guardo attorno e basta. Faccio foto. La sera del primo giorno sono di umore veramente scoppiettante. Do il meglio di me, parlo un casino. Il giorno dopo siamo invitati a pranzo. Quando mi chiedono che cosa ho visto io nemmeno lo so spiegare. Non lo so. Sono lì per mio fratello. A Milano ho lasciato un sacco di scadenze, questioni in sospeso e cose da fare. Non sto pensando a niente. A cena conosco altra gente. Comincio a sentirmi usurata. Le interazioni sociali mi logorano. Però secondo me me la cavo. Mio fratello è molto carino, si assicura che io sia a mio agio e mi dice che apprezza lo sforzo. Blip bliz bop bop, scorriamo avanti veloce fino ad adesso. Su tuitter è pieno di scherzoni sull’apocalisse perché la situazione politica è sconfortante. Sono qui che mi faccio gli affari miei e mi viene in mente una canzone dei Subsonica. Ho ascoltato i Subsonica più o meno ogni giorno dai 14 anni in poi fino almeno ai 20, quindi non è che sia così strano che delle cose mi facciano venire in mente altre cose che mi fanno venire in mente i Subsonica. Succede continuamente. A ogni folata di vento mi parte in testa Il Vento, per dire. Dunque. Mi viene in mente La Glaciazione, contenuta nell’album L’Eclissi, che parla fuor di metafora fondamentalmente dei sopravvisuti alla glaciazione in un deserto di appunto ghiaccio ecc ecc. Dopo La Glaciazione nell’ordine del disco viene L’Ultima Risposta, altro pezzullo tbqh. Sono lì che mi beo della sensazione di sicurezza e familiarità che mi danno le canzoni del famoso gruppo del capoluogo piemontese fondato nel 1996 (fonte: Wikipedia) che SNAP! HO CAPITO TUTTO! Ho capito i palazzi chiari, imponenti e raffinatissimi, che sembrano nascondere qualcosa. Ho capito le nuvole su Piazza Vittorio Veneto, immensa, che non sai dove guardare perché in ogni angolo c’è qualcosa in più, una strada di cui non vedi la fine, gli alberi, la Chiesa della Gran Madre di Dio, il fiume, i lampioni. Ho capito i palazzi liberty e i graffiti. La Mole Antonelliana e lo sgangheratissimo negozio di materassi che c’è all’angolo. Ho capito Piazza Castello, che si chiama così perché c’è il castello, ma io il castello non lo guardo mai perché mi fermo con lo sguardo sempre e solo al cancello. Adesso Torino mi piace un botto. I Subsonica non hanno mai smesso di farlo.

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Musica

Un post su Reputation di Taylor Swift che mi è sfuggito di mano

Disclaimer necessario e oramai tardivo (è il terzo post a tema musica che scrivo, gli altri li trovate qui e qui): io di musica non capisco un accidenti e nel giudicare il pop mi baso sopratutto e senza vergogna alcuna su criteri strettamente personali che sono più o meno 1) sculettabilità 2) potenziale registico di certi pezzi alle 3 di notte in dormiveglia e/o in aereo 3) quanto è divertente in una scala tutta positiva che va da ridicolo a posso usarlo come didascalia ironica su instagram o come stato oscuro e decontestualizzato su whatsapp. Per l’album di Taylor Swift aggiungeremo ad honorem perché se lo merita un altro criterio: 4) coefficente frecciatina su tuitter. Pronti? Via.

… Ready for it? L’album si apre con questa canzone che ormai mi auguro conosciate tutti sennò vi metto 2 sul registro scritto a penna e sottolineato. É il secondo singolo. É una minaccia, un avvertimento e un azzardo grammatico-linguistico, con quei tre puntini messi lì a culo. TayTay si schiarisce la voce e ci dice che non siamo pronti a questo disco, nessuno lo è, Lei É Tornata E Ora Ci Fa Il Culo A Strisce Ora Si Veste Di Nero E Mette In Piega I Capelli Senza Usare Fonti Di Calore. In realtà poi sembra cantare di maschi, il suo argomento preferito oltre se stessa e chi la odia e perché (quindi comunque se stessa, sono una grande fan giuro). Alcuni pensano sia una sfida ai media.
Sculettabilità: 3 rossetti rossi su 5
Potenziale registico: 4 rossetti rossi su 5
Quanto è divertente: 3 rossetti rossi e mezzo su 5, menzione d’onore “And he can be my jailer/ Burton to this Taylor”
Coefficiente frecciatina: 2 rossetti rossi e mezzo su 5

End Game (feat. Ed Sheeran & Future) Qui Taylor ci parla di se stessa come fosse Don Vito Corleone, Benito Mussolini e Clark Kent in Smallville tutti insieme. Avverte il suo pretendente: io ho una reputazione, ho dei nemici impottanti, chiunque entra nella mia vita poi muore e gli si impalla iTunes tutte le volte che cerca di usarlo, stai attento. Sembra quasi di vedere un grigio e triste Tom Hiddleston annuire in lontananza. Tay stai calma. Future fa le sue cose da rapper dice UAHUÁ, DOPE e YEAH, il caro vecchio Ed ci mette la parte melodica. La trovo molto gradevole.
Sculettabilità: 4 rossetti rossi su 5
Potenziale registico: 4 rossetti rossi su 5
Quanto è divertente: 3 rossetti rossi su 5, menzione d’onore “I swear I don’t love the drama, it loves me”
Coefficente frecciatina: 2 rossetti rossi su 5

I Did Something Bad Sta prendendo coraggio, si sta riscaldando, è in crescendo, spigne duro. C’è tutto: le frecciatine, le autocitazioni, i riferimenti alla sua persona preferita (se stessa) e a quello che la rende riconoscibile (crimson red paint on my lips). Oscuri presagi si addensano all’orizzonte. Qui è quando entri in un locale e c’è qualcuno che ti ha fatto un torto allora gli passi accanto col mento in alto e l’aria altera poi non sarebbe necessario ma mandi comunque qualcuno a sputargli nel cocktail (non ci vai personalmente, sei troppo figa). Che è come tutte noi persone adulte affrontiamo i problemi. Non negate. Bugiardi.
Sculettabilità: 4 rossetti rossi su 5
Potenziale registico: 4 rossetti rossi su 5
Quanto è divertente: 4 rossetti rossi su 5, menzione d’onore “I never trust a narcissist, but they love me” questa ragazza non ha idea di cosa sia l’autoanalisi, è del tutto inconsapevole, stellina
Coefficiente frecciatina: 4 rossetti rossi su 5

Don’t Blame Me Diventa sensuale, si distrae un attimo dal drama e ci parla di questa storia d’amore pazzesca che sta vivendo, che la fa impazzire, che è come la droga. Diventa anche spintarella, la nostra biondina acqua e sapone. Ginocchia. Tocchi. Don’t Blame Me non sfigurerebbe nel trailer di 50 sfumature. Che vabbè c’è mica bisogno di vantarsi così? Tay è l’amica che parla delle prestazioni sessuali del suo ragazzo alle amiche che non glielo hanno chiesto. A cena. In un locale affollato. A voce altissima. Subito dopo che una di loro è stata mollata. Lo fa perché è genuinamente entusiasta e non gliene frega niente di chiunque non sia lei. Io son contenta per te, Tay. Congratulazioni.
Sculettabilità: 4 rossetti rossi e mezzo su 5
Potenziale registico: 5 rossetti rossi su 5
Quanto è divertente: 5 rossetti rossi su 5, menzione d’onore (è stato difficile, questa è stra-ridicola) “I once was poison ivy, but now I’m your daisy”
Coefficiente frecciatina: 2 rossetti rossi su 5

Delicate É brutta. C’è sempre una canzone brutta di cui non voglio parlare e poi mi sento in colpa e la rivaluto perché mi dispiace pure per le canzoni. É questa. Next.

Look What You Made Me Do SU LE MANI PRIMO SINGOLO SINGOLONE MIGLIORE DI TUTTI I SINGOLI USCITI FINORA. La conosciamo tutti. Resta una delle migliori dell’album a mio modestissimo parere. Cosa posso dire che non sia già stato detto. Andate a fare una ricerca su tumblr e portatemela lunedì, documentatevi bene che c’è il compito in classe. Titolo: Taylor Swift, l’ascesa, la caduta, la risalita. Megalomania e narcisismo nel mondo del pop. Perché quelli stronzi ma con la faccia tosta ce la fanno sempre?
Sculettabilità: 5 rossetti rossi su 5
Potenziale registico: 4 rossetti rossi su 5
Quanto è divertente: 5 rossetti rossi su 5, menzione d’onore ovvia ma non per questo non doverosa “I’m sorry, the old Taylor can’t come to the phone right now/ Why?/ Oh, ‘cause she’s dead!”
Coefficiente frecciatina: 5 rossetti rossi su 5

So it goes… HE CAN’T KEEP HIS WILD EYES ON THE ROAD no scusate mi son fatta prendere. Una delle mie preferite, ma mi piacciono quasi tutte, honestly, baby, who’s counting. Questo album porta avanti due filoni: quello sexy che ci parla di un coinvolgimento magico oscuro e quasi animale con questo tizio che guardandolo tu mica te l’immagineresti sta passione, dai, con quella faccia e il filone serpe. So it goes… (ancora puntini, non so perché, non sono necessari) fa DECISAMENTE parte del primo filone.
Sculettabilità: 5 rossetti rossi su 5
Potenziale registico: 4 rossetti rossi su 5
Quanto è divertente: 4 rossetti rossi su 5, menzione d’onore “You know I’m not a bad girl, but I/ Do bad things with you”
Coefficiente frecciatina: 2 rossetti rossi su 5

Gorgeous Raga, non so cosa dirvi. É un bell’album ma è tematicamente ripetitivo. Appena un po’. Gorgeous parla di quanto è bello e meraviglioso e perfetto il suo giovane biondo fidanzato inglese oppure Karlie Kloss, ve la butto lì, fatene quello che volete. É talmente bello meraviglioso e perfetto che gli spaccherebbe la fronte contro gli spigoli. Estremamente relatable, estremamente irritante. L’amica che è stata appena mollata poi va a casa e piange abbracciando il cuscino ma a Tay non importa, lei è nella sua bolla felice. Ha scoperto il sesso, l’eye-liner, l’alcol,  l’amore e le calze a rete.
Sculettabilità: 2 rossetti rossi su 5
Potenziale registico: 2 rossetti rossi su 5
Quanto è divertente: 4 rossetti rossi su 5
Coefficiente frecciatina: 2 rossetti rossi su 5

Getaway Car Amici, è giunto il momento, afferriamo le nostre lenti d’ingrandimento, accendiamo la nostra pipa e speculiamo. Finalmente. Lasciatevi cullare dalla mia voce mentre vi racconto la mia versione della storia: la cantante bionda prima country ora pop Taylor Swift è incastrata in una storia che non la rende felice, lo sa nel profondo del suo (nero e morto?) cuore ma non vuole ammetterlo. Ma TayTay non è noi che quando siamo infelici ingrassiamo e basta, TayTay deve fare le sue cose da persona famosa, andare nei luoghi, incontrare gente, da grandi poteri derivano grandi responsabilità, una cosa tira l’altra, badabim badabum lei è troppo figa e senza volerlo incontra (al Met Gala 2016?) un uomo affascinante (Tom Hiddleston?) lo fa cascare ai suoi piedi, lo usa per liberarsi della sua storia ormai senza futuro (con Calvin Harris?) e poi se ne libera. Sa da subito che finirà male ma lei lo fa comunque perché ormai i loro agenti si sono accordati e se prima non li paparazzano 17 volte non può mollarlo perché è una donna giovane che deve fare le sue esperienze. Tra un “l’ho mollato io sia chiaro” e un altro trova pure il tempo di fare dell’autocritica. Chiama la situa un circo, si proclama traditrice. Tentativo debole ma apprezzato. Tutto questo è reso molto avvincente dalla narrazione sincopata e dalla traslazione della sua vicenda personale su quella di Bonnie e Clyde. Picco drammatico finale. Fuochi d’artificio e lacrime. Mi inchino al genio, a questo punto non capisco più niente.
Sculettabilità: 2 rossetti rossi su 5
Potenziale registico: 5 rossetti rossi su 5
Qaunto è divertente: 4 rossetti rossi su 5
Coefficiente frecciatina: 5 rossetti rossi su 5

King Of My Hearts Piccolo salto all’indietro, la nostra manifestazione fisica di Satana preferita è sola, single, non c’è abituata, si fa forza, si dice che può farcela anche così, che è adulta e sta meglio da sola, che si deve dare tempo. Come in tutte le favole moderne che si rispettino, appena lo dice arriva L’Uomo Giusto, il Suo Re (lei è la sua American Queen, giuro, lo dice, fa già spaccare dal ridere così). É contenta perché un amore così lei non l’ha mai vissuto e ora lo sta vivendo tutto insieme molto velocemente, sta chiaramente sotto a un treno. Qui alla lussuria e al nuovo sound dark (che comunque c’è, copre come una patina tutto il disco) si affianca il filone bonus, quello che chiameremo Non Vi Preoccupate Quello Giusto Arriverá e L’Attrazione Iniziale Si Puó Trasformare In Una Cosa Bella e Duratura Ve Lo Prometto. Che tenerezza. Per la prima volta in alcuni punti di questo disco Taylor Swift mi sembra una persona vera. Grazie per queste parole di conforto che io ti ho messo in bocca, Tay. Sei una vera amica dopotutto.
Sculettabilità: 3 rossetti rossi e mezzo su 5
Potenziale registico: 4 rossetti rossi su 5
Quanto è divertente: 5 rossetti rossi su 5
Coefficiente frecciatina: 2 rossetti rossi su 5

Dancing With Our Hands Tied Questa è la mia preferita del disco perché a un certo punto (0:59)  partono i TUD PAC TUD PAC SWOOSH DINDIN e tutti quei suonini divertentini ho 6 anni e dio benedica Jack Antonoff. Anche questa parla d’amore e voi potreste pensare oh nou ancora Joe Alwyn invece secondo me no. Parla di una cosa veloce e finita molto male. Una cosa fatta quando non si doveva fare. Con questo disco abbiamo imparato che anche Taylor Swift prova cose adulte e coinvolgenti di cui poi sa già si pentirà ma le fa uguale perché boh. Grazie, era un’informazione che mi serviva. Sono mortalmente seria. Mi serviva.
Sculettabilità: 4 rossetti rossi su 5
Potenziale registico: 5 rossetti rossi su 5 (sono una persona con una grande immaginazione e una grande propensione al dramma, OCCHEI?)
Quanto è divertente: 3 rossetti rossi su 5, menzione d’onore “I’m a mess, but I’m the mess that you wanted”
Coefficiente frecciatina: suppongo potremmo ricostruire eventi e pensare parli di tizio o di caio ma non mi va quindi 2 rossetti rossi su 5

Dress Vi dico prima le cose noiose per poi passare a quelle interessanti. Canzone filone sexy. Lei c’ha i friccichi nel cuore e non solo da quando l’ha visto, però si sono incontrati tramite amici in comune o chissà che quindi vanno piano. C’è attrazione ma ancora non è successo niente. É quella fase meravigliosa in cui sai che ti piace, sai che gli piaci, vi girate uno verso l’altro e ancora cose come gli sguardi che si incontrano o lui che dice il tuo nome ti fanno venire la tremarella alle ginocchia. A un certo punto lei decide di fare qualcosa perché non può più resistere. Only bought this dress so you could take it off. Io qui perdo ogni controllo e dignità. Adoro. Immagino un vestito costosissimo comprato per l’occasione gettato sul pavimento in una scena qualsiasi di Gossip Girl e la me diciassettenne fissata coi vestiti e le storie d’amore tra persone belle e ricche perde la testa. Per dovere di cronaca, anche se l’highlight di questa canzone è chiaramente questo, vi debbo segnalare che c’è anche una strofa molto bella e (lo so, lo so, non ci fidiamo ma io son fessa) molto sincera in cui Tay spiega che per lei era un brutto periodo ma ora grazie anche a lui sta meglio. Siamo tutti molto sollevati.
Sculettabilità: 2 rossetti rossi e mezzo su 5
Potenziale registico: 5 rossetti rossi su 5 ma forse anche 6
Quanto è divertente: 3 rossetti rossi e mezzo su 5
Coefficiente frecciatina: 1 rossetto rosso su 5

This Is Why We Can’t Have Nice Things Devo raccogliermi un attimo a ordinare le idee per parlarvi di questo pezzo. Taylor Swift is back on her bullshit. She was, in fact, never off her bullshit in the first place. C’è tutto. É l’antipatia di Taylor Swift fatta canzone. Parte descrivendoci feste da urlo, dandoci uno sguardo esclusivo su quello che fanno i potenti dello spettacolo quando noi non guardiamo. Niente, penserete voi, poveri comuni mortali. Sbagliato, nuotano nello champagne. Puppa. Ma poi questo cattivone (Kanye West e/o consorte e/o Katy Perry, è uguale, a questo punto non conta più) la pugnala alle spalle e poverina lei è costretta a fare la pazza megalomane. Lei non voleva. Certo Tay, certo. Questa canzone è acida, insinuante, antipatica, infantile, quasi isterica come la risata a 2:32. Deve esserlo. É fatta per esserlo.
Sculettabilità: 3 rossetti rossi su 5
Potenziale registico: 2 rossetti e mezzo su 5
Quanto è divertente: 5 rossetti rossi su 5
Coefficiente frecciatina: 5 rossetti rossi su 5 ma forse anche 345

Call It What You Want Anche qui, dualità inscindibile. Quasi mai in questo disco si riesce ad avere una canzone che parla o solo di drama o solo del suo fidanzato. Le cose sono sempre mescolate in una terrina con una spolverata di New Taylor forte dura adulta sexy, un goccio di whisky, un pizzico di lu$$o e infornate nel forno del suo ego. A chi lo sta dicendo chiamalo come lo vuoi chiamare? Al mondo che la odia, povera piccola fiammiferaia? Al suo ragazzo in una fase iniziale della relazione? Non lo sappiamo, non ci interessa, la canzone è carina ma non sta ai primi posti nella mia classifica personale. Non capisco perché farne un singolo.
Sculettabilità: 3 rossetti rossi su 5
Potenziale registico: 4 rossetti rossi su 5
Quanto è divertente: 4 rossetti rossi su 5, menzione d’onore “My baby’s fly like a jet stream”
Coefficiente frecciatina: 4 rossetti rossi e mezzo su 5

New Years’s Day La Old Taylor decide di resuscitare brevemente, mettersi al piano, cantare questa ballad vecchio stile e poi finalmente abbandonarsi al riposo perpetuo. Questa canzone è proprio adolescenziale, dolce. Ne riconosco le potenzialità telefilmiche. Taylor avrà tanti difetti ma riesce a creare belle immagini. Questa la trascrivi sul diario. Molto nostalgica, quasi commuovente. O forse sono completamente impazzita. Una bella conclusione conciliante a un album oserei dire turbolento e anche se le turbolenze se le crea tutte da sola restano comunque turbolenze.
Sculettabilità: 0 rossetti rossi su 5
Potenziale registico: 5 rossetti rossi su 5
Quanto è divertente: 2 rossetti rossi su 5
Coefficiente frecciatina: 0 rossetti rossi su 5

Siamo giunti alla fine, è stato un viaggio. Se siete arrivati qui siete degli eroi. Tiriamo le fila. L’album mi è piaciuto. Molto. Lo trovo esilarante ma nel senso buono del termine. É esagerato, è ripetitivo, è vivace, è drammatico, è da diva, è oscuro nei limiti in cui questo pop puro e acido può esserlo, è Taylor Swift.

 

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Musica

HSbyHS

Sono qui dopo mesi di nulla per parlarvi di una cosa assolutamente fondamentale: la prima opera solista di Harry Styles che si intitola Harry Styles perché qui problemi di megalomania proprio zero.
Ma è uscito due mesi fa. Allora intanto chiudete il becco, e poi io ho bisogno dei miei tempi e quale migliore nottata per fare uscire questo articolo di quella del compleanno di Davide? Ecco. Ma non esitiamo oltre. (Auguri!)

Meet me in the Hallway. La mia preferita dell’album. Mi ha folgorata. JUST LET ME KNOW I’LL BE ON THE FLOOR ON THE FLO-O-R. Vado pazza per il mix di disperazione squallore e zozzerie che questa canzone languidona mi comunica. Harry, boy, ma quanto stai soffrendo. Ma chissà perché, ma chissà per chi. Lo sappiamo tutti per chi, non lo scrivo nemmeno. Vi fisso con sguardo eloquente.

Sign of the times. Singolone. Scava nel mio cuore e ne tira fuori sentimenti primitivi. Tutti molto tristi e malinconici. WE GOT TO GET AWAY FROM HERE. Sono contenta che l’abbia pescata come singolo, la trovo rapresentativa. Anche qui si potrebbe speculare su significati e doppie letture ma non lo farò perché non ho tutta la notte. Noi sappiamo. Lo sguardo eloquente non ha mai lasciato la mia faccia mentre scrivevo queste righe. *eloquenza eloquenza*

Carolina. Mi fa venire voglia di essere una moglie e madre casalinga ma ancora piacente di uno stato americano del sud che spazza il pavimento e usa la scopa a mo di palo. Shorts di jeans cortissimi, ciabattine. I vicini ne vanno pazzi, i rudi cowboy si levano il cappello e ciucciano la loro paglietta o qualsiasi cosa sia quella roba che hanno sempre in bocca i cowboy nei film. Fa un caldo bestia ma loro sudano per lei. Insieme a Kiwi e Woman forma la terna canzoni che mi fanno sentire figa ma anche Tom Cruise che balla in mutande nel film in cui Tom Cruise balla in mutande.

Two Ghost. Ehm. MH. Coff coff. Ballata straziante su una storia d’amore che è finita o sta finendo e i componenti di questa storia d’amore (uno dei quali ha gli occhi azzurri una maglia bianca e dei tatuaggi) non sanno cosa farci e si sentono un po’ persi e disperati perché non sono più chi erano e quello che c’era non c’è più. No ma va bene, sono serena, l’ho presa con filosofia, andrà tutto bene.

Sweet Creature. Continua il filone tristolino del pezzo precedente. Stesso filone tematico, anche. Il signorino Harry Styles ha problemi di comunicazione con una persona importante della sua vita, non ci si crederebbe, è proprio una cosa nuova per tutti e mai immaginata nella storia delle cose immaginate. Albano urla AAAAAAH per 10 ere geologiche.

Only Angel. Quella che mi piace meno in un disco secondo me molto ben fatto, compatto e costante nella qualità. La trovo banale. La balzo a piè pari.

Kiwi. Ah yes, la canzone che immagino nella sigla di apertura del telefilm fatto da me su di me. Io sono magra e interessante e attraverso la città saltando sui marciapiedi e sotto c’è questa canzone e i nomi della gente che mi ha aiutata a realizzare questo progetto così importante per me appaiono in sovraimpressione con un lettering un po’ acido un po’ pop. HARD CANDY DRIPPING ON ME ‘TIL MY FEET ARE WET è la cosa più incomprensibile e allo stesso tempo pornografica mai cantata a memoria d’uomo.

Ever Since New York. OOOOOOOOOOOOOH TELL ME SOMETHING I DON’T ALREADY KNOOOOW OOOOOOOH TELL ME SOMETHING I DON’T ALREADY KNOOOOOW *si inginocchia sul pavimento sotto la pioggia come Troy Bolton in una gif che ho visto su tuitter*

Woman. Chiude la terna delle canzoni di Tom Cruise che balla in mutande. Un po’ birbona furbina volpina eheh gomitino questa canzone. Un po’ persone incredibilmente belle che scopicchiano in un attico con le pareti di vetro e fa incomprensibilmente caldissimo perché sono ricchi come mai non accendono un condizionatore? Però loro sono incredibilmente belli e ricchi, sudano solo per dare pathos alla scena di scopicchiamento, non soffrono davvero il caldo. Sto divagando.

From the Dining Table. Embè. Embè. Ultimo pezzo dell’album si aggancia al primo in una costruzione ad anello e riprende il tema della mancata comunicazione, della fine di qualcosa, della disperazione. Una disperazione un po’ meno disperata e più contemplativa. Una disperazione di quelle che non ti butti più sul pavimento ma guardi dalla finestra e pensi a quello che era e quello che poteva (e potrebbe ancora?) essere. Seconda canzone preferita dell’album. Quando partono i violini (?) e il coro (?) io ascendo a un piano di esistenza superiore a quello terreno.

QUINDI. Tiriamo le fila. Due filoni tematici dominanti. Il primo è quello della sofferenza, dell’incomunicabilità, della crescita dolorosa, della fine. Il secondo è quello del divertimento, delle avventure americane, delle storie che racconti agli amici al bar per farti figo. Comprensibile, se pensiamo che chi scrive e canta è un ragazzo di 23 anni diventato assurdamente famoso a 16/17 e che ha dovuto fare i conti nel bene e nel male con tutto questo. Voto 10+ consigliatelo agli amici tornateci con la famiglia consideratelo per le vacanze.

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Musica

Joanne – primo ascolto

Perché? Perché no.

Diamond Heart è quella canzone di Madonna con la camicia a quadri, le mani negli occhielli dei jeans e il cappello da cowboy. Però nel 2016. E con più pathos. Tutti sul toro meccanico!

A-YO è tutta una storia torbida di cowboy avversari che si sfidano alle gare quelle senza senso in cui un pugno di boni sudati e lerci tipo Scott Eastwood cavalcano vari animali pazzi dentro un’arena e certe volte ci rimangono secchi. Solo che sono tutte femmine e forse si menano per il puro piacere di farlo.

In Joanne una vecchia signora saggia con un cappello di cui nessuno conosce il passato prende possesso di una vecchia chitarra e canta disperatamente, inquadratura si allontana lentamente, forse nevica, è il 31 dicembre. Ho pianto.

John Wayne è un cacciatore di taglie. Un giorno arriva una tipa bionda. Si innamorano. Fuggono insieme su una decappottabile. Si danno a una vita di crimine. Tutto questo però nel 2016 quindi si incontrano tipo a una serata di musica elettronica, lei ha degli stivali blu metallico, decidono di scappare insieme la sera stessa. Forse prefe.

Dancin’ In Circles è la storia di una spogliarellista. Una di quelle che fa gli spettacoli privati nelle stanze tutte rosa. Balla al palo, lentamente. É magica. Fioccano i verdoni.

Perfect Illusion è già storia della musica quindi è inutile. Una donna cammina a grandi falcate lungo un marciapiede, è sera. Si è appena resa conto che la storia della sua vita non era la storia della sua vita. Shit happens.

Million Reasons è la canzone che parte quando in un film che fa piangerissimo probabilmente con Susan Sarandon della gente è morta, delle storie sono finite ma tutti si siedono attorno al camino e stanno lì a contemplare la vita che è difficile ma alla fine si ce la si fa. Insieme. E tu stai lì a guardare e pensi aaaah, che bel senso di conclusione e completezza che mi da questo film. É un album molto invernale questo. Buon Natale.

Sinner’s Prayer -> vecchio cantante country tutto rughe canta con amarezza del suo amore di gioventù. Quella biondina tutta pepe eheh. Se la vede ballare davanti nel vestitino a fiori e le cosce al vento. Suona l’armonica.

Come to mama è brutta, scusate.

Hey Girl è la canzone che due amiche ubriache cantano al karaoke in un pub semivuoto. Alla fine limonano duro.

L’Angel Down è una ragazza giovanissima che si fa di eroina. Mette solo leggins, maglioni enormi da uomo e mocassini. Ogni notte si trascina nei tunnel della metropolitana e canta. Certe volte si prostituisce per la roba. Angel Down è basically Noi i ragazzi dello zoo di Berlino. La work tape è ancora più dolorosa.

Grigio Girls è un mix esplosivo di Crossroads – Le strade della vita con Brinni Spirs e Girls. Quindi è chiaramente molto bella.

Just Another Day è una sfilata di carri, la banda musicale e una tipa in hangover che ci si ficca in mezzo cantando, frega un bastone a un vecchio e lo fa roteare in aria, suona tutti gli strumenti dei poveri bandisti in divisa bianca blu e oro, poi trova un pianoforte, dà una culata a chi lo sta suonando e si mette al suo posto. Cabaret o una scena musicale dei Simpson a caso.

Comunque discone.

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Musica, Riflessioni

Quando eravamo giovani (ora siamo vecchi)

La musica del decennio 2000-2009 è la migliore. Lo dico con la nostalgia nel cuore e la voce tremolante di chi ha vissuto la guerra. La migliore. Io avevo dai 6 ai 15 anni. Ascoltavo di tutto, guardavo TRL tutti i giorni, mi arrabbiavo e stringevo i molli pugnetti quando al primo posto della classifica c’erano cantanti che odiavo (= Tokio Hotel) , attaccavo con perizia tutte le foto di Duncan James che riuscivo a trovare scandagliando l’edicola (internet non era un’opzione, non lo usavo ancora, ero in quinta elementare) alla mia porta. Mandavo i messaggi a quel programma di MTV in cui bisognava mandare i messaggi. Insomma ci ero dentro di brutto. Ho avuto anche un fase emo. Ho bruciato tutte le foto del periodo e ho venduto la mia anima a satana così che le persone che conosco ne parlassero il meno possibile. Quasi quasi annullo tutti i miei sforzi e vi ci faccio un post.
Ancora prima di scoprire MTV e TRL avevo insistito per avere uno stereo in cameretta e avevo cominciato a chiedere dei cd e un lettore cd portatile (sempre stata una mocciosa viziata). Ascoltavo Ricky Martin, Nek, Alex Britti, gli 883, Masini. Avevo un sacco di compilation Festival Bar. La Blu era la migliore ogni anno, non si sa perché. E vinceva sempre il cantante di cui mandavano il video come sigla. #investigate #gombloddo
Comunque, erano già molto avanti. Riguardando video e robe varie, sia in ambito italiano che in ambito americano e straniero, un sacco di cose che adesso fanno parlare e danno materiale ai magazine (internescional) online erano okay, ci si stava, erano di muoda, sticazzi, si ci facevano meno domande (o forse ero io che avevo 14 anni e mi facevo meno domande, però questo è il mio blog quindi io vi offro il mio punto di vista e puppa).

Mie cose prefe della musica negli anni 2000-2009/riflessioni random

1) Lo smalto fluo del cantante dei Dari in Cercasi AAAmore e l’ombretto rosa fluo del tastierista, Cadio. In generale lo styling dei Dari.
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2) Il femminismo del ghetto di Xtina in Can’t Hold Us Down. Nel video Xtina c’aveva i ricci neri e delle tette pazzesche che ti facevano ciao ciao dal top rosa. Sono sicura che ce lo ricordiamo tutti e se non ve lo ricordate avete una scala delle priorità scandalosa e non vi ci voglio qui.
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3) Alex Britti. Ma di Alex Britti cosa? TUTTO. La sua esistenza. Ti devo tutto Alex.

4) Candy Shop di 50 Cent. Che riascoltata adesso farebbe arrossire pure Rocco Siffredi, però io la cantavo con l’innocenza puerile di bambina e mi piaceva un sacco. Probabilmente ci sculettavo pure un po’ sopra quando giocavo a fare la velina. Una ragazza rovinata.

5) Sean Paul. E se devo spiegarvi perché allora siete le stesse persone che non si ricordavano del top rosa di Xtina e non capisco cosa ci fate ancora qua. SCIÓ.

6) Bella Vera degli 883 contenuta in 1 in + del 2001. DUEMILAUNO. Prendiamoci un momento per elaborare questa informazione.
Pezzo più letterariamente valido (fidatevi di me, io studio lettere) quello in cui un Max arrapato come un riccio ci spiega il segno dell’abbronzatura sull’anca della Bella:

Sale su quanto basta
il perizoma a lato
e passa la vita bassa
dei jeans e arriva fino
all’anca la curva bianca
le forme sottolinea e
dona, tanto s’intona,
alla tua pelle bruna.

Poesia.
Chicca: da piccola non capivo il pezzo in cui diceva “o rifiorisci a maggio” e cantavo ERIPIODISCIAMMAGGIO.

7) Eros Ramazzotti. Come per Alex Britti. Però ho una riflessione in più da fare a questo punto.
Riascoltato adesso Eros Ramazzotti è un gran fricchettone di sinistra. Sempre lì a parlare dei giovani, di cambiare il mondo, della speranza di un domani migliore, di gnocca. Vitalismo e utopia. E gnocca. E questo ci porta tramite collegamento per contrasto (artifizi letterari, fidatevi di me, io studio lettere) al numero 8.

8) La pesantezza inesprimibile di Paolo Meneguzzi. Ma voi ai tempi ve ne rendevate conto? Uno struggimento senza fine. Quando non si lamenta perché la tizia non capiva che la amava allora si spertica in dichiarazioni d’amore pazzesche. Però #plottwist Paolino sa anche essere tutto un po’ pepe rosa e tradisce (vero o falso?) la sua bella. Perché quelli melensi poi manco te ne accorgi e te la mettono al culo.

Ci sarebbe da andare avanti tutta la notte. Ci sono i Blue, Gwen Stefani, Luca Dirisio, I CAPELLI ROSSI DI CREMONINI IN QUALCOSA DI GRANDE, I GREEN DAY, NESSUNO É SOLO DEL PROFETA TZN FERRO *urla come un cetaceo morente*, ma io ho pietà di voi e ve la risparmio. Cià. Siamo vecchi.

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Musica

Perché Harry Styles è meglio

Di te, di noi, di tutti quanti in questo sassolino nelle galassie che noi chiamiamo Terra.
(Che merda sto font? Come si cambierà?)

Perché è un adorabile deficiente che dice e fa cose stupide, parla lento, si impappina, tiene i piedi in modo buffo (probabilmente provocandosi dei danni alla schiena ma The Dork Aesthetic™ è più importante) e gioca coi bambini e cade sul palco. Insomma è un imbranato.

 

Perché si veste come il figlio illegittimo di Mick Jagger e Florence Welch o come un principe bucolico hipster e rock ‘n roll. Negli anni ci ha donato spunti di stile preziosi e non ha paura di mettersi pantaloni da donna, stivali glitterati, completi fiorati, skinny jeans bianchi al limite del soffocamento o lo smalto sulle unghie. Anzi, fondamentalmente se ne sbatte le balle. E poi Gucci by Alessandro Michele e arrivederci e grazie.


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Perché non ha paura di parlare delle cose a cui tiene e a cui crede davvero.

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Per non parlare delle sue amicizie fighe con gente tipo Alexa Chung, dei suoi tuit da sbarbina indie senza senso, del suo senso dell’umorismo ridicolo, della sua risata, del suo pretenziosissimo comprare oggetti di arte contemporanea.
Insomma. Harry Styles è una divinità fatata mandataci dall’alto per rendere la nostra permanenza sulla terra un po’ meno grigia.

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